La fine classe di un tappeto Aubusson

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Tappeto Aubusson

La fine classe di un tappeto Aubusson

Quando lo vedi per la prima volta un tappeto Aubusson ti lascia quasi indifferente.

Saranno i colori tenui dell’insieme, sarà la mancanza di forte contrasto tra le zone colorate, sarà il limitato spessore e il senso di scivolamento che a volte si prova camminandovi sopra soprattutto se  è staso su un pavimento di parquet…

Sarà tutto l’insieme di queste cose, ma al primo incontro difficilmente un tappeto Aubusson ti fa innamorare.

Ma come tutte le cose importanti, quelle che durano nel tempo, se il gusto ce l’hai, quando lo rivedi una seconda o terza volta ti ricordi di lui, anche se ogni volta ne vedi uno diverso.

E allora ti ricordi di quella specie di tappeto di petali di rosa che la prima volta non ti aveva colpito. Sì, perché la maggior parte degli Aubusson presentano motivi floreali e tonalità di rosa chiaro / scuro e beige che si intersecano.

La storia vuole che i tappeti Aubusson (dalla località francese dove venivano realizzati) fossero prodotti per i reali di Francia dal Seicento all’Ottocento. Con la collaborazione di architetti, i disegni divennero sempre più importanti e particolari, fino a varcare i confini francesi e ad essere apprezzati dovunque sia apprezzato il bello e lo stile. Il tappeto Aubusson nasce come arazzo, e solo in seguito viene “convertito” in tappeto.

Negli anni Novanta la Cina ha iniziato a realizzare le immancabili copie dei tappeti Aubusson, perché dal Made in China ormai non ci si salva. Ma camminare su un vero Aubusson francese cucito a “point plat” ci dà un piacere che nemmeno cento Aubusson fabbricati altrove ci potranno dare.

Nelle mani di un interior designer un Aubusson arreda quasi da solo una stanza, anche se mai la inonderà di presenza e di colori come un tappeto Persiano. Ma l’Aubusson non è un Persiano, e non vuole esserlo. E, soprattutto, non vuole essere un “tappeto estivo“, in confronto al Persiano, che sarebbe un “tappeto invernale“, come voleva farmi credere la titolare di un negozio di arredamento alcuni anni fa.

Questo articolo è stato scritto da Flavio Pacini
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